Stefano Primizio, il capitano del 2000
Stefano Primizio è una figura carismatica del calcio trinese. Dopo aver vestito, tra le altre, le maglie di Alessandria, Crotone, Massese, Monopoli e SPAL, è stato capitano della formazione biancoblu allenata da Fabrizio Viassi tra il 1999 e il 2001. In quelle due stagioni ha raccolto 56 presenze e segnato una rete, contribuendo alla memorabile cavalcata dalla Promozione alla Serie D.
Ripubblichiamo qui l’intervista apparsa nello splendido volume Il Monferrato dei Dilettanti, curato da Gianni Baldin ed edito dal giornale Il Monferrato nel 2023.
Stefano Primizio è uno dei ragazzi cresciuti nel settore giovanile che vantano una brillante carriera professionistica, tra serie C1 e C2. L’esordio in C1 nel 1982 a soli diciassette anni con la maglia dell’Alessandria, poi Massese, Monopoli, Spal, Mantova, prima di fare ritorno a Trino in Eccellenza e serie D, passando anche da Casale e Asti.
Il Monfferato dei Dilettanti, ed. Gianni Baldin, Editrice Monferrato, Casale Monf. 2023.
Avresti pensato di fare un cammino professionistico così alto?
No. Quando ho iniziato a giocare da piccolo non ci pensavo, poi con il passare degli anni è diventata la mia priorità, anche se non è sempre facile fare strada nel mondo del calcio, ci vuole certamente un po’ di fortuna e servono tanti sacrifici, ma alla fine sono riuscito a fare quello che mi piaceva e sono contento.
Dopo tanto professionismo, che significato ha avuto il tuo ritorno a Trino?
Qui ci sono le mie radici. Ho trascorso tutta l’infanzia a giocare all’oratorio salesiano, un ambiente che mi ha insegnato tanto, quello che forse manca ai ragazzi di oggi che parlano solo con il cellulare. L’oratorio era un posto che creava condivisione e aggregazione, un posto sicuro per i genitori, bastava un po’ di pane e Nutella con l’aggiunta di un pallone per essere felici. Tornare a Trino è stato come tornare a casa.
Parlando di vivaio, può esserci ancora spazio per un Dolcetti, La Loggia, oppure Primizio di una volta?
Le possibilità ci sono, ma è tutto molto più difficile. Oggi ci sono già i procuratori che seguono i ragazzi fin da piccoli, io l’ho avuto solo quando ero già un professionista. E molte volte non va avanti il ragazzo che davvero merita, ma quello che magari ha le conoscenze o le amicizie giuste da parte dei genitori. Ai miei tempi papà e mamma saranno venuti a vedermi solo un paio di volte. Poi ci sono le quote da pagare per svolgere l’attività nel settore giovanile e questo limita la possibilità a chi invece non può permetterselo. Io non ho mai pagato per giocare. Anche questo è un segno dei tempi. I giovani di oggi non hanno più la fame di arrivare; per me ed Aldo, che aveva grandi qualità tecniche fin da bambino, la differenza era rappresentata proprio dalla voglia di arrivare a certi livelli, nonostante i tanti ostacoli che uno si trovava davanti. Nella mia carriera ho conosciuto tanti giocatori molto più bravi di me, ma che si sono persi proprio perché non volevano fare sacrifici. Adesso cerco di mettere a disposizione le mie conoscenze e la mia esperienza maturata, sia per quel che riguarda l’aspetto tecnico, ma soprattutto cercando di trasmettere quello spirito e quella passione che un po’ si sono perse, ma che rappresentano un aspetto fondamentale in questo mondo.
Photo Credits: Giuseppe Vanni, “L’A.S. Trino Calcio nel 2000”.