Semenzin e Fabrizio commentano la stagione
In un’intervista pubblicata da Al Nutisiari, Massimo Semenzin e Marco Fabrizio hanno tracciato il bilancio della stagione dell’LB Trino, leggendo la salvezza come il risultato di un lavoro rimesso in piedi nel momento più delicato dell’anno.
Fabrizio ha spiegato che la squadra aveva avuto un avvio di stagione solido, capace di portarla anche nelle zone alte della classifica, fino al secondo posto. Poi, nel giro di poche settimane, gli equilibri si erano incrinati. Le vicende interne note all’ambiente avevano inciso sul rendimento e il gruppo aveva progressivamente perso compattezza, fino alla svolta tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, quando Davide Modenese e il suo staff avevano deciso di lasciare. A quel punto, ha raccontato Fabrizio, la guida era passata a chi già lavorava dall’interno, con l’idea di parlare subito con chiarezza alla squadra: la strada sarebbe stata complessa, ma il margine per restare in corsa esisteva.
Secondo Fabrizio, la percezione esterna non restituiva fino in fondo il peso della situazione. Solo dentro lo spogliatoio si misuravano davvero le difficoltà di quel passaggio, aggravato anche da un calendario che nelle ultime dieci giornate metteva il Trino di fronte a cinque delle prime della classe e ad altre partite comunque dure. Per questo, nel suo giudizio, la stagione conserva un valore positivo. Il merito principale, ha osservato, appartiene ai giocatori, che hanno creduto nella possibilità di uscirne; allo staff, composto da lui stesso, Massimo Semenzin e Riccardo Tavano, riconosce invece la capacità di dare continuità, presenza e una direzione condivisa nelle scelte.
Semenzin, da parte sua, ha definito quella del Trino una salvezza tutt’altro che semplice. Non l’ha raccontata come un’impresa fuori scala, ma come un obiettivo conquistato contro inerzie che, a un certo punto, potevano spingere la squadra altrove. Dopo la sconfitta con la Virtus Vercelli, ha ricordato, il margine restava sottile e il calendario continuava a presentare ostacoli pesanti. Alcune sconfitte, a suo avviso, erano arrivate senza che il Trino le meritasse davvero, come a Domodossola e a Varallo, e questo aveva tenuto la squadra sospesa fino al successo di Arona, il passaggio che ha permesso di mettere finalmente a fuoco il traguardo.
Semenzin ha anche raccontato il sollievo della settimana successiva, la prima dopo oltre due mesi in cui il gruppo aveva potuto abbassare la tensione e respirare con un po’ di serenità. L’obiettivo, ha detto, era chiaro per tutti: evitare la retrocessione diretta ma anche sottrarsi alla coda dei playout. Il fatto di esserci riusciti alla penultima giornata ha dato alla volata finale il senso di un lavoro completato in tempo, senza lasciare nulla in sospeso.
Fabrizio ha insistito sullo stesso punto da un’altra angolazione. A suo giudizio, il Trino non meritava di finire ai playout. Ha ricordato che la stagione era stata segnata anche da episodi pesanti nei finali di gara, in un senso e nell’altro: il gol trovato al 90’ a Quincinetto, ma anche quelli incassati nel finale a Ornavasso e Domodossola contro avversarie di livello. Dentro questo equilibrio fragile, però, la squadra aveva quasi sempre prodotto prestazioni credibili. Da lì nasce, nel suo ragionamento, l’idea che la salvezza non sia stata un premio casuale, ma l’esito coerente del percorso.
Sia Fabrizio sia Semenzin hanno poi posto l’accento su un altro dato, forse il più identitario: il peso crescente della componente giovane e trinese dell’organico. Semenzin ha spiegato che lo staff si è trovato a lavorare con dieci giocatori della rosa iniziale e con il contributo costante dei ragazzi della Juniores, fondamentali soprattutto durante la settimana per tenere alto il livello degli allenamenti e conservare lo spirito giusto. Nel suo ringraziamento finale ha incluso tutti, dall’ultimo dei giovani aggregati fino ai giocatori più esperti, sottolineando il valore di un gruppo che ha continuato a remare nella stessa direzione.
Fabrizio ha chiuso il discorso indicando un’immagine precisa: nella partita contro il Gattinara, al fischio finale, c’erano in campo sette giocatori nati tra il 2007 e il 2008, tutti provenienti dalla Juniores, con quattro o cinque ragazzi di Trino. È questo, per lo staff, il segnale più forte lasciato dalla stagione: non solo una categoria difesa, ma una base giovane e locale su cui costruire il seguito.