25 anni da una grande impresa

Nel 2026 ricorre un anniversario speciale per il calcio biancoblu. Sono passati venticinque anni da una delle pagine più luminose della storia del club: la vittoria del campionato di Eccellenza e la promozione in Serie D.

Un traguardo che per Trino non fu soltanto un successo sportivo, ma il coronamento di una rinascita. Dopo stagioni difficili, la società seppe ritrovare ambizione, solidità e visione, costruendo una squadra capace di riportare entusiasmo allo stadio e orgoglio a un’intera comunità.

Quel gruppo, guidato da una dirigenza determinata e da protagonisti che avrebbero lasciato un segno nella memoria dei tifosi, trasformò una speranza in realtà. La promozione in Serie D rappresentò il punto più alto di un percorso fatto di lavoro, coraggio e passione per i colori biancoblu.

L’articolo che segue, pubblicato su “La Stampa” il 13 marzo 2001, racconta il clima e le aspettative che accompagnavano quella stagione straordinaria. Rileggerlo oggi significa tornare a respirare l’atmosfera di una favola calcistica che, passo dopo passo, stava prendendo forma.

Sembra una favola, con lieto fine ancora da scrivere, quella che nelle ultime due stagioni sta vivendo il Trino. Dopo anni di fulgore (memorabile la stagione ’90-’91 quando, nell’allora torneo di Promozione, gli azzurri di Guido Vincenzi tennero a lungo in scacco squadroni del calibro di Oleggio e Pro Vercelli) il team azzurro aveva conosciuto un periodo buio, culminato con la discesa in Prima.

Un doppio salto all’indietro che relegava uno dei centri più importanti della provincia a un ruolo, calcisticamente parlando, da comprimario. Invece la rinascita era dietro l’angolo: la fusione con la Tronzanese che consentiva l’iscrizione al campionato di Promozione e l’ingresso in società di alcuni imprenditori come Vincenzo Mignone che, dopo la parentesi con la Pro, porta la sua esperienza e passione sportiva a Trino.

Ed è proprio Mignone, dapprima dirigente, ora presidente della società azzurra, a chiamare in panchina Fabrizio Viassi, l’allenatore che ha portato la Berretti della Pro Vercelli alla finale nazionale e guidato gli Allievi ai play off.

Viassi, zonista convinto, promuove alcuni dei suoi ragazzi (Bisesi, Freguglia, Aldrovandi) in Prima squadra, affiancandoli a elementi d’esperienza quali Marco Weffort, bomber di razza, un lusso per queste categorie, Daniele Marsan, centrocampista con trascorsi alla corte di Zeman ai tempi del Foggia, Primizio e Rotolo, tutti elementi con alle spalle tornei professionistici.

Insomma uno squadrone, costruito con un obiettivo che va oltre la stagione ’99-2000. Si parla addirittura di ripetere le gesta del Moncalieri, capace di issarsi sino al calcio professionistico. Non a caso come direttore generale arriva Sergio Gori, altro personaggio esperto e conoscitore del calcio in tutte le sue sfaccettature. A lui il compito di tenere i rapporti tra dirigenza e giocatori, settore giovanile compreso.

«Quando alle spalle si ha una società forte — sottolineava Viassi — anche i traguardi più impensabili possono essere raggiunti. Certo ci vuole un po’ di fortuna ma alla base di tutto ci sono sempre lavoro e organizzazione».

Le stesse che portano il Trino a duellare con il Castellazzo per il primato. Un testa-a-testa avvincente, risolto nello scontro diretto in terra alessandrina proprio all’ultima giornata: gli azzurri vincono 3-1 e salgono direttamente in Eccellenza.

Una festa, insomma. La stessa vissuta nell’81 ai tempi della precedente salita nella massima categoria calcistica regionale, quando il Trino del difensore-goleador Franco Balocco superò allo sprint il San Carlo grazie a un’impressionante serie di 11 vittorie consecutive.

Ma nell’albo d’oro degli azzurri figurano altri calciatori famosi: dall’estroso Dolcetti a Lele De Falco per arrivare, in tempi più remoti, a Bonni, D’Auria, Mussino e Serone.

La Stampa, 13 marzo 2001

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