Giugno ’59: lo spareggio di Novi
È il 7 giugno del 1959.
L’Italia vive ancora in bianco e nero: la televisione è per pochi, il resto si immagina attraverso le voci della radio. Voci che parlano di elezioni in Sicilia, della principessa Paola acclamata a Bruxelles, di colpi di pistola a Parigi. E mentre il Paese segue le ultime pedalate del Giro d’Italia vinto dal lussemburghese Charly Gaul, a Trino si pensa soltanto ad una cosa: lo spareggio contro il Cuneo.
Ma per capire quel pomeriggio bisogna tornare all’inizio.
La Trinese era una neopromossa in Interregionale, e l’avvio di stagione era stato un labirinto senza uscita, con sconfitte, punti persi e fiducia scivolata via. A dicembre arriva il cambio: fuori Mario Barera, che “mangia il panettone” giusto per pochi giorni, dentro un uomo del posto, appena trentatreenne, Domenico Mussino.
Mussino è uno che il calcio lo aveva attraversato per davvero: Pro Vercelli, Fanfulla, SPAL, Cagliari, e sì, anche qualche presenza in Serie A con la maglia della SPAL. Movimenti eleganti, cervello rapido, sguardo da mediano che aveva visto campi importanti e una carriera interrotta troppo presto. Quando arriva a Trino, il 28 dicembre, non promette rivoluzioni, promette ordine. E lo mantiene. Piano piano, la squadra torna a respirare.
La stagione scivola fino all’ultima curva con la trasferta di Savona. Ai liguri basta un punto per salire in Serie C. Finisce 0-0.
Ed è lì che si scatena tutto, sospetti, accuse, discussioni infinite. La FIGC apre un’inchiesta. Interroga, ascolta, e chiude: assoluzione piena per Savona e Trinese. Tutto regolare.
Rimane solo lo spareggio. Da giocarsi in campo neutro, una trasferta che vale un anno.
A Novi Ligure, il 7 giugno fa caldo. Caldo vero, di quelli che rendono pesante ogni passo.
Le tribune sono piene, gli ombrelli aperti — non per la pioggia, ma per il sole.
Da Trino arrivano in tanti: treni, corriere, automobili che sanno di domeniche passate. La città è divisa, metà resta ad aspettare gli aggiornamenti, metà è lì, sotto il cielo bollente.
In mezzo al campo c’è l’arbitro, Lino Magrini, giunto fin qui da Venezia. Sguardo freddo, postura sicura, occhi lucidi di chi non si lascia impressionare. Uno che, quando entra, senti subito che l’ordine lo fa lui.
Da una parte il Cuneo. A guidarlo, una figura quasi letteraria, Giuseppe Ostromann. Allenatore, istriano di Pola, alto, molto alto. Ex calciatore dell’Udinese, del Foggia, della Ternana, uno che a Terni si era guadagnato un soprannome che più affettuoso non si può: “Inciampone.”
Un calcio un po’ macchinoso, passi lunghi e lenti… ma cuore grande.
E alle spalle una storia di esuli, partenze forzate, frontiere cambiate nel dopoguerra.
Ed ecco che sul prato compare anche Saracco, uno dei migliori. Solo poche ore prima si era sposato. Un pranzo veloce e via verso la partita, l’abito scuro riposto nello spogliatoio che sapeva di canfora e la maglia biancorossa infilata di corsa.
Dall’altra la Trinese. Divisa biancoblu, una squadra fatta di facce conosciute.
Molti sono di Trino e in campo si parla spesso in dialetto, perché quello è il modo più veloce per capirsi. L’italiano serviva per la scuola, il dialetto per stringere le linee, per darsi fiducia, per chiamarsi la palla.
C’è Roberto Serone, cresciuto nel Grande Torino. Arriva in granata nell’estate del ’49, dopo la tragedia di Superga. Un ragazzo troppo giovane per ereditare un mito, troppo bravo per restare fermo.
Lo mandano a farsi le ossa in Francia, al Nizza, poi a Pavia, poi anche lui a Cagliari, proprio come Mussino.
Un viaggiatore del pallone, con la valigia pronta e gli occhi aperti.
C’è il numero uno, Anselmo Rosso, sicuro tra i pali, personalità da veterano. Uno che — anni dopo — diventerà veramente un viaggiatore. Fino al Nepal. Fino a un volo che non arriverà mai a destinazione, nel 1992.
Destini che si intrecciano e poi si perdono lontano.
E c’è il capitano. Giuseppe Rosso, che di Anselmo non è solo compagno di squadra. È il fratello. Il gemello.
Due vite parallele, due sguardi simili, due ruoli diversi nello stesso pomeriggio che segnerà tutto.
Alle 16.30 si comincia.
Il Cuneo costruisce, imposta, muove palla con pazienza. La Trinese si compatta e riparte, ascolta il proprio portiere, che ha la calma di chi non si fa spaventare.
Minuto 26. La palla sale in aria dopo una rimessa lunga. Un rimbalzo strano, di quelli che confondono.
Pallavicini si gira, vede un corridoio che non c’è. E lo vede anche Giuseppe Rosso, che arriva in corsa.
Controllo secco. Tiro a mezza altezza.
Rete. 1-0. Segna il capitano.
Il boato è doppio: Novi Ligure prima, Trino subito dopo.
Da lì in avanti è un altro sport. Il Cuneo attacca, la Trinese regge. Serone fa il suo, Boglietti non molla un metro, Anselmo Rosso tiene la porta come un lucchetto.
All’80’, Saracco protesta troppo, è rosso diretto. E il giorno del suo matrimonio, in quel preciso istante, cambia colore. La gara si incanala verso il finale.
Gli ultimi minuti sono una lunga apnea. Quando Magrini fischia la fine, i giocatori non esultano, crollano. Vittoria, sì. Ma soprattutto salvezza.
Il tabellino dice Trinese 1, Cuneo 0.
Gol di Giuseppe Rosso.
Espulso Saracco.
Arbitro Magrini.
Caldo torrido.
La storia dice altro.
Dice Mussino, trentatreenne, che raddrizza una stagione impossibile.
Dice Ostromann, esule istriano, che porta il peso di un popolo e di una squadra.
Dice Serone, arrivato dal Torino orfano di Superga.
Dice due fratelli — uno in porta, uno in gol — che prendono per mano un paese intero.
Dice di una festa da celebrare con tutta la città.
Oggi la squadra si chiama LB Trino, sono cambiate le maglie, le categorie, i campi. Lo spirito, però, è sempre lo stesso e quel 7 giugno del 1959 è ancora lì, appeso da qualche parte nella memoria collettiva. La prova che, a volte, una partita vale più del suo risultato. Vale un’identità. Questo è il calcio.
Trinese – Cuneo 1-0 (1-0)
26′ G. Rosso
Trinese: A. Rosso; Crosio, Sacchi; Vaccari, Vannelli, Boglietti; Minghetti, Zanno, Serone, G. Rosso, Pallavicini
Allenatore: Domenico Mussino
Cuneo: Giarda; Gottero, Zucco; Vaira, Giletta, Gerarca; Napoli, Oderda, Berretta, Saracco, Crippa
Allenatore: Giuseppe Ostromann
Arbitro: Lino Magrini (Venezia)
Nota: espulso Saracco all’80’
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