Una domenica allo stadio

Un frammento di vita trinese, tra passione sportiva e colori di paese, riemerge dalle pagine del volume “Fatti, personaggi e ricordi della vecchia Trino”, edito a cura della Famija Trineisa.
L’autore, che si firma
T.V./’60, racconta con ironia, affetto e nostalgia l’atmosfera unica delle domeniche calcistiche di fine anni Cinquanta, quando la Trinese era molto più di una squadra: era un rito collettivo, un’emozione che univa un intero paese.

Le partite di calcio della Trinese cominciano a vivere almeno tre ore prima che il direttore di gara dia il primo colpo di fischietto. Iniziano a prendere vita quando Censo – l’uomo che vive per due miti: le bocce e la Trinese – entra in ebollizione. Gli amici dicono che, dalla sua carica di nervoso, si può ricavare un pronostico preciso sull’esito della partita.
Altri invece traggono auspici dal numero e dalla qualità dei calmanti che si consumano al bar della Tana dei Leoni (che sarebbe poi la Bella Venezia di Gianni).
– Due caffè e una camomilla: “Povera Trinese, la tua sorte è segnata!”
– Un caffè, un rabarbaro e due camomille: “Va meglio, si pareggia!”.
– Due Cynar, una mentina e cinque camomille: “Vittoria certissima!”.
Chi entra in ebollizione più tardi è Luigi, che gli arbitri passati dal campo comunale hanno concordemente soprannominato «Il Terrore». Luigi avverte la presenza dell’arbitro come un rabdomante sente l’acqua. La domenica, qualche ora prima del fischio d’inizio, è già seduto al cancello d’ingresso, addetto alla biglietteria. All’improvviso s’alza, fiuta l’aria, si schiarisce la gola, prova la voce: l’arbitro è nei paraggi. E per tutta la partita non lo molla più, seguendolo su e giù lungo la rete di recinzione come un leone in gabbia. Di tanto in tanto la sua voce tonante si fa sentire: “Arbitro… cornuto… occhiali!”. Oppure, rivolto al pubblico: “Quanto bella sarebbe la vita senza quei signori che fischiano!”.
Toni Cural è l’antitesi di Luigi. Vive e soffre la partita in silenzio. Una sola volta l’ho sentito gridare, quando un giocatore biancoblu mancò banalmente una facile occasione. Toni si portò la mano al cuore e urlò: “Minghett… ti ’t völi fami möri!”.
Povero quel forestiero che, ignaro, salì in tribuna convinto di godersi la gara in santa pace. Si ritrovò invece nel cuore della bolgia: a destra Vasetu, a sinistra Sandrino, poco più avanti Gianni, scatenato. Urla tali da far accapponare la pelle anche a uno scuoiato.
E si poteva dire fortunato! Se fosse capitato qualche anno prima, quando il mitico Cabial non era ancora emigrato in riviera, altro che perdita dell’udito!
C’è chi perde la pazienza, come Beppe, che a metà gara si rifugia in garage per non soffrire oltre.
E c’è chi spreca fiato, come il solito tifoso sapientone che borbotta per tutto il tempo: “Io qui… io là… questo è sbagliato… quello non va…”.
Poi c’è chi grida forte: “Dai Trinese” – come Cisiu, che “dirige” la partita dalla tribuna: “Via la palla… in profondità… uno-due…”.
“E tre!” urla la folla, mentre la terza palla finisce in rete.
Commento entusiasta: “Da quanto tempo non vedevo un gol così bello!”.
Replica pronta: “Da quando è caduto il ponte sul Po!”.
In campo battono una punizione dal limite: fuori.
Mentina sospira: “Ai miei tempi, erano tutti gol…”.
Pinutin ribatte: “Anche io ho fatto dei gol dal limite! Gridavo forte: portiere! Poi toccavo indietro la palla… e se c’era la pietruzza maligna… così…”.
Gianni interviene subito: “A me non li avresti fatti, quei gol! Ancora oggi volerei da un palo all’altro della porta!”.
“Legato alla traversa con la cinghia delle brache!” ribatte Censo, che incrocia da quelle parti.
Intanto, vicino agli spogliatoi, si aggira il geometra Busto: stavolta i suoi ragazzi non l’hanno fatto disperare, e lui sarà generoso con loro.
La partita è finita.
Renzo, re dei massaggiatori, commenta beffardo che ai suoi tempi…
Ma Vannelli non lo lascia finire: “Già, ai tuoi tempi staccavi Bartali in salita, tu!”.
La folla lentamente si disperde, e fino a un’altra domenica il Comunale non risuonerà più del suo grido più bello: “Forza Trinoooo!”.

Immagine colorizzata da Ivo Comazzi, originale scattato il 23 febbraio 1958 in occasione di Trinese – Caluso 5-2.
In piedi da sinistra: Anselmo Rosso, Franco Vannelli, Carlo Arnaudi, Aldo Crosio, Arturo Gatti, Lorenzo Dealessi.
Accosciati da sinistra: Vittorio Minghetti, Giovanni Rondano, Roberto Serone, Renzo Barbantani, Giovanni Cavallari, Giuseppe Rosso.


Photo Credits: Giuseppe Vanni, “Notizie di calcio trinese (1898-1999)”.